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Il drago, l’orso, il tesoro e il mantello: archetipi ne Il Viaggio di Halla

Il drago, l’orso, il tesoro e il mantello: archetipi ne Il Viaggio di Halla

Tutte le favole, le leggende ed i miti crescono su simboli ed archetipi; Il viaggio di Halla (Travel Light) di Naomi Mitchison non fa eccezione.

Questa storia a metà tra una leggenda ed una strizzata d’occhio irriverente ai temi dell’identità e dei ruoli presenta molti elementi radicati in immagini archetipiche. Per questo articolo ne ho scelti quattro, i fondamentali per il dispiegarsi del percorso di Halla: il drago, l’orso, il tesoro ed il mantello.

Partiamo con il primo elemento che cambia la vita di Halla: l’orso. Abbandonata dal re suo padre, Halla è salvata dalla balia Matulli che si tramuta in orso e porta la bambina nel bosco a vivere presso la comunità che resterà la sua culla d’infanzia.

L’orso è prevalentemente associato all’oscurità, in due accezioni: le fasi lunari, spiegate da alcune popolazioni con la “voracità dell’orso”; e la “bocca d’ombra”.

Se presso i Celti l’orso ha il ruolo iniziatico dell’”animale divorante” per eccellenza, è forse la sua associazione con la luna e con la bocca d’ombra quella che più di tutti tesse un filo con gli altri simboli presenti nella narrazione.

Alcune popolazioni accostano l’orso alla ciclicità lunare per via della sua abitudine a scomparire e riapparire con le stagioni, al suo vivere per fasi; la sua voracità ed il suo verso sono associate alla “bocca d’ombra”, isomorfo delle tenebre, che si esplicita nell’archetipo della caverna e del suo contenuto inconoscibile. Il verso spaventoso dell’orso si propaga dal profondo misterioso della grotta, sprigionando gli spaventi, i terrori, le minacce insite nell’entrata nel buio.

Il tema della grotta unisce questo simbolo a quello del tesoro, dell’oro, e anche a quello del drago, a cui si associa inoltre tramite la presenza della luna stessa nell’immaginario animale.

Il drago riassume tutte le caratteristiche di quello che Gilbert Durand definisce il “regime notturno”: è un “mostro antidiluviano”, una “belva del tuono”, il “furore dell’acqua” e il “seminatore di morte”. E’ una figura comune a moltissimi popoli; è l’archetipo della bestia, del mostro, della notte e dell’acqua uniti nello stesso corpo. Con l’orso condivide anzitutto la voracità, ma ad esso aggiunge lo strepito dell’acqua e del tuono. Durand lo definisce “una creatura della paura”.

E’ l’animale lunare per eccellenza essendo polimorfo: il drago unisce parti di animalità e terrori notturni diversi, che però, nella sua caratteristica lunare, trovano un risvolto positivo, il quale va ad aggiungersi all’identità di mostro assemblato da parti di disparati animali. E’ “l’archetipo fondamentale che riassume il bestiario della luna”: alato, e dunque associato alla potenza uranica dei cieli grazie al volo; è acquatico e notturno per mezzo del suo corpo a squame; ed è inoltre una declinazione del serpente piumato o cornuto.

Essendo un mostro, egli esprime la totalità delle possibilità naturali. Tutti i mostri, nella loro deformità causata dall’assemblaggio di più parti, simboleggiano la “potenza fasta e nefasta del divenire”. Nella sua accezione positiva, dunque, il mostro non è più solo il deforme terrificante, ma anche il meraviglioso dell’insieme mostruoso (latino, monstrum, prodigio, portento).

Il drago, dunque, nella sua associazione lunare, nel suo divenire ciclico, diviene simbolo di rinascita, di immortalità, ma anche del sacrificio del fuoco.

Nella storia di Halla, la vita con i draghi segna il passaggio dall’infanzia inconsapevole alla fase dell’apprendimento, dell’identificazione con il gruppo, e poi all’abbandono dei genitori; una separazione sofferta che la fa progredire dalla fase del tesoro a quella del mantello.

Il tesoro, costituito dall’oro, colore solare, è quintessenza nascosta, cuore dell’intimità. Anch’esso dimora nelle tenebre della caverna-casa (da dove il viaggio di Halla parte), luogo non solo di versi inquietanti e di pericoli, ma anche grotta meravigliosa, grembo e seno materno. Nelle tenebre un’operazione alchemica si compie, il segreto prende forma, e la caverna che contiene il tesoro diviene simbolo femminile sia divorante che accogliente; il tesoro stesso è contenitore dell’intimo, l’oro, e di gioielli e gemme, simboli della sessualità femminile.

Halla abbandona questo grembo, taglia il cordone ombelicale e scambia l’oro per il mantello di Odino: lascia la circolarità della casa e raccoglie il tessuto, simbolo, con i suoi fili intrecciati, del divenire e del legame. Il filo congiunge, unisce, parti che sono state separate, ed Halla decide di vestirsi solamente dell’oggetto che, portandola nel progresso, farà ricongiungere in ultimo la sua fine e il suo principio.

Federica Palazzi

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